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Patricia, l'inglese italiana (e un po' keniana) di Watamu

Da "Taste Italy", prodotti di casa nostra e simpatia senza confini

14-08-2017 di Leni Frau

Chi frequenta Watamu, ci vive o trascorre qui le vacanze, ormai non fa più caso che uno dei sorrisi più piacevoli da incontrare nella comunità italiana e che come se non bastasse propone prodotti enogastronomici della nostra Penisola, sia inglese.
E non è per il suo ottimo italiano, né per la solarità più mediterranea che "british", ma con quell'inconfondibile inflessione che un anglosassone non riuscirà mai a togliersi (e forse nemmeno vuole), Patricia Davey, per tanti semplicemente Pat, è soprattutto un volto amico.  
Un po' italiana, ormai anche un po' africana, ma fondamentalmente inglese, chi meglio di lei può rappresentare Watamu?
Nel negozio "Taste Italy" che gestisce insieme al marito Marco Cavalli, che è anche corrispondente consolare italiano della cittadina turistica, la sua disponibilità è piacevole e gustosa come i prodotti che vende e che alleviano la nostalgia culinaria (che spesso è l'unica nostalgia) del nostro Paese.
"Mi sono trasferita giovanissima in Italia, nel 1975 dopo gli studi a Cambridge, la mia città natale in Inghilterra - racconta Patricia - volevo fare la classica vacanza-lavoro per imparare l'italiano e poi tornare con un bagaglio di esperienza in Inghilterra e invece...il Belpaese mi ha stregato".
E’ così che conosce Marco, che era proprietario di una struttura alberghiera ad Asti, e inizia a lavorare insieme a lui, fino al 2009, anno in cui decidono di trasferirsi definitivamente a Watamu, dopo tante stagioni di ferie in Kenya.
“Quest’anno sono 22 anni che ci frequentiamo, abbiamo sempre lavorato insieme. Il segreto del nostro affiatamento? - scherza Pat - E' perché sono troppo buona e accondiscendente...in realtà è strano pensare di vivere e lavorare sempre insieme senza pestarsi i piedi, ma per noi resta sempre un piacere”.
Galeotta fu la prima vacanza al "Temple Point", nel 1995.
"Ci ha colpito subito la bellezza del posto, il mare il verde, la calma e la tranquillità di tutto l’ambiente che ti circonda e che ti inebria. Come molti, abbiamo iniziato a tornare tutte le stagioni, fino a quando nel 2001 abbiamo deciso di acquistare una casa tutta nostra“.
Nove anni fa, poi, il grande salto.
Quello in cui se hai l'Africa dentro e tutto quello che un luogo come Watamu rappresenta per la tua anima e la tua filosofia di vita, può scattare una decisione storica, una scelta di vita.
Marco e Patricia decidono di cedere l'albergo in Italia e si prendono qualche mese per viaggiare e conoscere il mondo.
Abbastanza per poter dire che il famoso "Mal d'Africa" esiste.
"Abbiamo capito che se c'era un posto per noi nel mondo, quello era il Kenya - ammette Pat -  quando sei lontano da qui, dopo un po’ ti manca terribilmente. In Europa tutti tendono a lamentarsi, qui la gente ti infonde una filosofia semplice ma vera, perché loro avrebbero tanti motivi di lagnarsi o recriminare e invece prendono la vita sempre dal lato positivo e sorridono sempre. Non hanno nulla eppure sono sempre pronti ad approcciarsi con serenità”.
Dopo il grande salto, ci vuole un atterraggio che tenga con i piedi per terra anche in una terra morbida e "pole pole" come il Kenya.
Un lavoro, come spesso avviene qui, non per diventare ricchi, ma per mantenersi e avere qualcosa da fare con passione e serietà.
"E' stato il nostro amico malindino Rakesh, titolare di Milano Electronics, a farci scattare la molla - ricorda Patricia - lui veniva ogni anno a trovarci ad Asti, dove Marco ha ancora un’azienda agricola di famiglia. Girando per cantine, ci ha incoraggiati ad aprire un piccolo negozio di import di prodotti italiani. Ed eccoci qui! Abbiamo avuto la possibilità di espandere la nostra attività, ma ci va bene così. Watamu è cambiata molto da quando siamo arrivati e abbiamo iniziato ad amarla come turisti. E’ una bella cittadina, viva, sicura, ci stiamo bene e piace anche ai nostri parenti per il mare, l’atmosfera e la cordialità delle persone”.
Pat, l'italiana ormai un po' keniota. Ma in che cosa è rimasta britannica? 
“E’ stato utile tirare fuori la mia indole "british" per avere un rapporto di rispetto reciproco con lo staff - ammette la contitolare di Taste Italy - qualche volta per me è incomprensibile il loro comportamento, capita spesso che facciano degli errori più o meno gravi, ma ho sempre dato più importanza al loro lato divertente.  Alla fine se non rispetti e non ti piace un po' questa gente, non puoi vivere qui”.

TAGS: Taste Italy KenyaItalia WatamuPatricia DaveyMarco Cavalli Kenya

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