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STORIA

Tom Mboya, il Kennedy keniano

Tra qualche giorno cade l'anniversario del suo assassinio

03-07-2021 di redazione

Il 5 luglio 1969, il Kenya perdeva in maniera tragica e violenta una delle più fervide e giovani menti politiche del Paese, simbolo di intertribalismo e di idee democratiche. Thomas Jospeh Odhiambo Mboya, meglio conosciuto come Tom Mboya, non aveva ancora 40 anni e già era considerato uno dei più influenti leader politici del Paese e possibile successore del vecchio “mzee” Jomo Kenyatta.
Il Kennedy keniano, di etnia Luo nato vicino a Nairobi e cresciuto e diplomatosi nelle scuole di missionari cattolici a Kisumu, a soli 23 anni fu eletto segretario generale del KFL, la prima organizzazione politica riconosciuta dal Governo Britannico, benché fosse di ispirazione laburista.   
A differenza della maggior parte dei suoi colleghi, si oppose alla politica di rappresentanza politica multirazziale proposta dal governo coloniale britannico alla fine degli anni Cinquanta e abbracciò le idee nazionaliste del movimento dei Mau Mau. Ha poi contribuito a formare il movimento per l'indipendenza del Kenya nel consiglio e nel Partito della Convenzione del Popolo a Nairobi. Nel decennio che avrebbe portato il Kenya all’indipendenza trascorse un anno all'Università di Oxford e visitò due volte gli Stati Uniti. Grazie all’amicizia con Martin Luther King e all’incontro con John F. Kennedy, nel 1959 contribuì a fondare la Fondazione studentesca afro-americana per raccogliere fondi per inviare negli Stati Uniti studenti universitari dell’Africa Orientale con voli charter, rendendo così possibile gli studi all’estero per molti altri studenti, tra i quali anche il padre di Barack Obama.
Mboya a trent’anni è stato un membro fondatore dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU). È stato ministro del lavoro nel governo di coalizione prima dell'Indipendenza. Nella prima amministrazione di Jomo Kenyatta fu Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali, dal 1964 al giorno della sua morte fu invece Ministro della Pianificazione Economica e dello Sviluppo, ponendo le basi per una svolta dell’economia del Paese, con politiche orientate verso il capitalismo, divergendo con il suo corregionale Oginga Odinga, che aveva idee più improntate verso il socialismo.
La mattina del 5 luglio 1969 fu assassinato a colpi di pistola da Nahashon Njoroge, un uomo di etnia kikuyu che si sospettò successivamente essere l’esecutore di un omicidio di matrice politica.
Proprio per questo e per la mancanza di indagini serrate da parte di Kenyatta, la morte di Mboya sconvolse la nazione ed esacerbò le tensioni tra i Kikuyu al potere e i Luo. Il Kenya aveva perso la sua innocenza, niente sarebbe stato più come prima.

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