Storie

STORIE

Il mio nome è PapaRemo e vi racconto una storia

Autobiografia di un luogo magico e indimenticabile

02-09-2017 di Mirko Cannistraci

C'era una volta... 
E pensare che di tempo ne è passato. 
Beh che dire, eppure per come è andata questa storia, io l'avrei immaginata esattamente così. 
Chi l'avrebbe mai detto che proprio l'energia di questa terra, pura ed incontaminata, l'energia buona, quella che riempie il cuore e l'anima, potesse giocare un ruolo così fondamentale nel proseguo di questa storia. 
Bene,partiamo dal principio. 
Nel lontano 1994, sbarcò a Watamu per la prima volta il signor Remo, la persona che poi mi avrebbe fatto nascere.
Lo si vedeva raramente in giro. 
Spesso amava fare lunghe passeggiate sulla spiaggia. La mia spiaggia, cioè quella che ora è qui di fronte a me...
Bella è dire poco: bianchissima, quasi abbagliante, ricca di conchiglie variopinte, con miriadi di granchietti che al suo passaggio correvano a proteggersi nelle loro minute tane. 
Poi  il profumo del vento, sublime, portava con sé odori intensi e pieni d'ossigeno. 
A volte Remo mentre passeggiava sentiva sul viso una leggera brezza che gli donava sollievo per la lunga e faticosa camminata. Proseguendo nel cammino, ciò che si  mostrava ai suoi occhi era qualcosa d'incredibile ed indimenticabile: il mare di un azzurro turchese, misto al verde smeraldo di un colore intenso, le piccole barche dei pescatori erano ormeggiate in lontananza. 
Il paesaggio  donava scorci unici e rasserenanti; si potevano vedere i gabbiani volteggiare a fior d'acqua, cacciavano piccoli pesciolini inconsapevoli per poi potersene cibare, rondini, aironi, e cicogne tutti a unirsi nella danza, e poi le stelle marine, quasi fiabesche, di un rosso acceso che sembravano finte. 
A volte addirittura si riuscivano a catturare con lo sguardo i delfini saltare fuori dell'acqua, quasi fosse un saluto, che spettacolo! Allungando la mano si aveva la sensazione di poterli toccare anche se molto lontani dalla riva.
Una cosa che notavo di Remo è che mentre passava qui davanti, spesso si fermava e si voltava verso l'oceano e,  incrociando le braccia, stava fermo ad ammirare il profondo orizzonte blu e le sue sfumature, ma fu solo in un secondo momento che capii il perché si fermasse sempre nello stesso punto... 
Ammirava le maestose isole. Sì, proprio le famose sette isole dell'amore. 
Emanavano un fascino quasi ammaliante, formate e levigate dal continuo sbattere delle onde che con ritmo lento ed inesorabile sembravano ipnotizzarlo. 
Di tanto in tanto distoglieva lo sguardo girandosi verso la mia direzione. Ovvio che non mi potesse vedere, non esistevo ancora,  ma in cuor suo già sapeva benissimo quale sarebbe stato il mio destino. 
Il tempo passava velocemente… 
Finché un giorno nell'anno 2002 lo vidi arrivare con una tenda da campeggio, "aahh certo che gli uomini sono proprio strani" mi dissi, "non vorrà mica stare qui e campeggiare in tenda mi auguro".
Ed invece senza nemmeno pensarci  sú due volte montò la sua piccola tenda da buon campeggiatore  e portò con se una splendida  donna di nome Dorothy, che poi si rivelò essere la sua bella moglie. 
Visse per ben un anno proprio lì, di fronte al mare, solo per poter assaporare tutte le sfaccettature che questo luogo incantato offriva. 
Bello era sentire le urla dei bambini che mentre passavano davanti alla tenda lo chiamavano “Papà, papà" chissà perché... forse per i folti capelli bianchi, lo sguardo fiero e la dolcezza che lo rendevano ai loro occhi un figura paterna. Gli portavano pesce fresco tutti i giorni,  e lui li ricompensava con monete e carezze, ringraziandoli sempre con un sorriso.
Ogni tanto si udiva il rumore di una piccola motoretta ,che passando per un piccolo sentiero sterrato, si dirigeva  alla spiaggia portando con sé  dell'acqua fresca. 
Ricordo ancora  come lui riusciva a legare la botte all'albero sottostante alla scogliera e, con quanta parsimonia la utilizzava sia per lavarsi che per dissetarsi.
Quando poi si accorse di quanta meraviglia e magia  ci fosse intorno a lui, decise di farmi nascere.
Era il 2007. 
Ed eccomi qui..
Un semplice capanno, fatto di legno e di palme intrecciate come tetto. 
Mi commuovo ancora al ricordo di quanta fatica fece per ripulire insieme alla moglie tutte le sterpaglie che vi erano intorno a me. 
Con una carriola saliva e scendeva, scendeva e risaliva. 
A volte tirava fuori un fazzoletto dalla tasca per asciugarsi il sudore sulla fronte.
C'era un  continuo via vai di persone a supporto che lo aiutavano a spostare i massi, la  sabbia in eccesso e le erbacce. Non vi nego che durante le pulizie generali capitava che nell'arco della giornata  qualche serpentello amico si fermasse a fargli compagnia.
Crescevo giorno dopo giorno, e che sensazione pazzesca era sentire l'entusiasmo di tutti, persone che si adoperavano al meglio per sviluppare un sogno, un’idea. 
Sedie, tavoli, punti luce per la sera, il tutto costruito con ingegno e maliziosa manodopera, poi una piccola cucina sul retro con un fornello a gas, qualche stoviglia e pentolame per poter cucinare qualcosa al momento giusto.
“Ti chiamerò... PAPAREMO!” mi disse... 
Oh buon Dio, che emozione indelebile, avevo un nome! 
Sapete, quando qualcuno ti nomina, vuol dire che da quel momento in poi farai parte della sua vita, e quell'uomo così caparbio, e così pieno di gioia nel vedermi prender forma mi accolse nella sua famiglia come fossi un figlio, insegnandomi tutta la sua esperienza, facendomi  capire e scoprire le bellezze naturali e libere di madre Africa.
La domenica era una festa. 
Arrivava con tanti amici e parenti e puntualmente mi presentava ogni santa volta.
"Ecco - diceva - vi presento Paparemo". 
Quanto stupore nei loro occhi, mi viene da sorridere al pensiero che tutti rimanevano po' increduli e estasiati  nel vedere quanta forza e potenza poteva sprigionare un piccolo capanno fatto di legno e palme in mezzo al nulla.
"Spaghetti con pomodoro fresco e tonno in scatoletta per tutti, oggi cucino io" 
E la giornata era assicurata. 
Quanti racconti ho potuto sentire ,di ogni genere e per ogni argomento comprensibile, e poi vogliamo parlare delle risate? Ah, che burloni erano tutti, bastavano un paio di bicchieri di vino e si rideva a crepapelle di racconti e delle avventure che mutavano e si distorcevano volta dopo volta.
Ma volete sapere qual' era il vero motivo di tanta felicità?  
Era l'atmosfera che si creava, era casa. 
Avete presente quando ciò che ti circonda ti dà un senso di appartenenza, come se fin dalla prima volta che vieni in quel luogo, tu ci fossi già stato. 
Ecco era proprio lo spirito di libertà e di unione che rendeva tutto più semplice.
Finito il pranzo con pancia e occhi ancora pieni di gioia ed allegria, ci si faceva coccolare dal rumore del vento e dal fruscio delle palme, il cinguettare degli uccellini che cercavano di raccattare le ultime briciole sembrava essere un sonnifero dopo il pasto.
E poi si recuperavano  piccole sdraio di bambù pronte per potersi accomodare sotto un sole forte e caldo, che riusciva  a riscaldare anche le ossa più infreddolite.
Da allora ad oggi non è cambiato proprio nulla.
Si è vero… magari  sono un po' più cresciuto da quei tempi passati, ma lo spirito che mi è stato insegnato è rimasto sempre il medesimo. 
Nutro un profondo rispetto e stima per quell'uomo di nome Remo, che ha avuto il coraggio e la determinazione di credere in me, con pazienza e dedizione saggiamente ha saputo sviluppare le mie qualità,  donandomi la possibilità di condividere le bellezze infinite di questa terra che ho sotto i pied… ehm sotto i pali di legno.  
Tante sono le persone che vengono a farmi visita quotidianamente, la soddisfazione più grande e vederli andar via con un sorriso, perché a  tutt'ora pur essendo passati tanti anni, regalo ogni giorno, ogni attimo e ad ogni respiro un momento unico ed irripetibile a tutti quelli che mi conoscono bene.
Questa è la mia storia.
Io sono la terra a cui hanno dato un nome. 
Una terra nuda e cruda, che sempre si concede in tutto il suo splendore, a chi ne sa apprezzare veramente il suo valore. 
PapaRemo 
 

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