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10 motivi per cui si torna a Watamu

Repeaters: cosa scocca dopo la prima vacanza

08-04-2019 di redazione

Il successo di Watamu in questa stagione (prima meta costiera per afflusso di turisti, miglior destinazione "leisure" del Kenya, seconda solo a Zanzibar in tutta l'Africa Subsahariana) è dovuto non solo a chi è giunto per la prima volta in vacanza in questo paradiso equatoriale, ma anche al fenomeno dei cosiddetti "repeaters, ovvero di chi decide di tornare a Watamu e piano piano ne diventa un habitué.
Abbiamo selezionato i motivi principali per cui questo fenomeno avviene.

  1. IL SENSO DI VACANZA: Quando si va in vacanza, si vive la dimensione sognata, quella del “dolce far niente”.
    Mare, sole, escursioni nella Natura, incontri senza fretta, hobby e passioni da coltivare. Quasi nessuno è convinto che si abbandonerebbe totalmente ad una vita del genere, soprattutto pesando il lato economico della questione. Ma in molti giurano che potendoselo permettere, abbraccerebbero un luogo dove si può anche lavorare senza pensare al guadagno, per “fare qualcosa” sentendosi sempre un po’ in vacanza. Quindi senza orari fissi, senza stress e con pochi obblighi.
    Se quindi il sogno primario resta essere milionari, sicuramente Watamu si avvicina a tutto il resto, l’esemplificazione dell’idea del nababbo, l’iconografia dell’amaca legata tra due palme su una spiaggia tropicale in riva ad un mare azzurro e cristallino. Vale la pena tornare per riassaporare tutto questo.
     
  2. IL “MAL D’AFRICA”: Anche per chi è abituato a girare il mondo e ha esperienze di altri paradisi tropicali, l’Africa subsahariana è qualcosa di unico e speciale. Natura, spiagge, scenari di mare e cielo possono passare anche in secondo piano, quando nell’anima s’insedia quella istintiva sensazione di benessere che di primo acchito non si comprende, ma che piano piano si scopre essere fatta di ritmi più consoni al battito del cuore, di serena accettazione del proprio tempo e della propria natura, di riscoprire emozioni seppellite da abitudini e stress della vita moderna, di migliorare la sintonia con se stessi. E questo quel che in molti, per brevità e per convenzione, chiamano “Mal d’Africa”. Sentimento che poi diventa nostalgia quando si rientra in Patria e che spinge a tornare nella “culla dell’umanità”.
     
  3. IL PRINCIPIO D’IMITAZIONE: Per un turista che viene in vacanza a Watamu, il fatto di incontrare tanti connazionali che hanno deciso di cambiare vita e di ricominciare all’equatore, tra tante incognite ma anche con la certezza di una vita ad altri ritmi e con più tempo per se stessi, è uno stimolo a pensare di poter fare lo stesso.
    Questo da una parte può trarre in inganno, ma dall’altra permette a chi è meno ingenuo di fare le dovute ricerche per provare a capire se è possibile trasferirsi. Un eventuale percorso, logicamente, implica il ritorno.
     
  4. AMORE E DINTORNI: Uno dei motivi che negli ultimi anni hanno spinto molti italiani e italiane a tornare a più riprese a Watamu è l’aver conosciuto cittadini keniani e aver fatto amicizia con loro.
    Spesso queste persone si sono prodigate (altrettanto spesso non senza interessi specifici) per far vivere ai turisti l’emozione di sentirsi a casa propria in un mondo completamente diverso, un mondo fatto di ospitalità, di sorrisi, di povertà dignitosa e di semplicità. Conseguentemente, anche in maniera un po’ troppo affrettata, ne sono nate relazioni affettive, sfociate anche in altrettanto frettolosi matrimoni o partnership non limitate unicamente al cuore. Di sicuro sono centinaia le coppie miste che si sono formate negli ultimi anni a Watamu, particolarmente quelle con lei cittadina italiana e lui keniano.
    Questo ha favorito non solo il ritorno, ma anche l’insediamento di molti connazionali a Watamu.
     
  5. IL BUEN RETIRO: Il clima salubre tutto l’anno, cibi freschi come pesce e frutta a portata di mano, il personale di casa con stipendi minimi. Sono solo alcuni degli aspetti che fanno propendere i pensionati italiani per lo “svernamento” a Watamu, piuttosto che un trasferimento totale. Solitamente si inizia con il trascorrere qualche mese in riva all’Oceano Indiano (fino al massimo dei sei consentiti) nella stagione invernale, evitando il freddo e le spese di riscaldamento dell’inverno europeo.
    Poi c’è chi ci prende gusto ed arriva a passare anche dieci mesi in Kenya, specie se con la sua pensione o rendite può permettersi una soluzione abitativa di un certo livello o se ha interessi che lo portano a star bene sulla costa keniana. Per gli anziani di casa nostra, il problema principale rimane la salute. C’è chi aggiunge alla voce “spese” una buona assicurazione, chi è sempre pronto a tornare in Italia a curarsi e chi ha optato per il fatalismo africano.

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TAGS: turismo watamumotivi watamuvacanze watamu

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