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Metti una sera tra sacro e profano al Come Back di Watamu

Viaggio tra i piaceri, il gusto e il divertimento di uno dei locali culto della cittadina

02-10-2017 di Freddie del Curatolo

Il Kenya viene spesso definito giocando sugli opposti: “gioia e dolore”, “miseria e nobiltà”, “croce e delizia”, “inferno e paradiso”.
Il segreto della nostra splendida Watamu è che, pur non sottraendosi a questa ineluttabile regola dell’Africa, prende il meglio da questi aspetti contraddittori, e ne fa la sua totale bellezza.
E quando calano le luci della sera, dopo un tramonto venerabile che esalta colori e profumi della natura, non c’è posto migliore del Come Back per rendersene conto.
All’ingresso del locale, a ora di cena, vieni scortato da sorridenti angeli custodi verso un angolo celestiale dove, con il sottofondo di musica davvero di classe (ma dove la trovi a tavola la black music dei padri del soul Bill Withers, Otis Redding e Al Green?) ti accomodi sotto il cielo stellato e ti prepari ad un vero viaggio sensoriale tra i gusti portati dall’Oceano Indiano e le specialità della terra d’Africa, con ovvia spruzzata d’Italia che, quando si parla di buona cucina, difficilmente può mancare.
Siamo in un accogliente paradiso eno-gastronomico, ma anche su una nuvola leggera dove, oltre ai turisti internazionali, incontri altre anime di Watamu.
In un venerdì sera che altri definirebbero di “bassa stagione”, il locale è praticamente pieno!
Saluti i manager britannici dell’Hemingways, altro paradiso che presto riaprirà in tutto il suo rinnovato splendore, scambi due chiacchiere con Roberto Lenzi, uno degli imprenditori più seri e innamorati del Kenya, ritrovi gli amici ambientalisti della “Watamu Marine Association” insieme ad artisti, professionisti e tante altre persone che non hanno bisogno di qualifiche per essere definiti ottimi clienti.
Ma non è solo questo che qualifica il Come Back, sfogliando il menu e pregustando le specialità della casa, si ha da subito l’impressione che non resterai deluso.
E poi arriva Mario, il navigato padrone di casa.
La sua aria affabile da uomo di mondo, la sua competenza  e il saper stare con tutti ne fanno un vero e proprio personaggio.
“Fino a mezzanotte siamo in paradiso, ma dopo cena restate qui per un drink che si animerà l’inferno!”
Magari gli inferi fossero così…ci sarebbe da peccare per bene per guadagnarselo in eterno!
Intanto, per portarsi avanti, Mario ti consiglia certi peccati di gola che sarà difficile dimenticare.
Un esempio? Tris di antipasti con ceviche di polpo, carpaccio di tonno e cocktail di gamberetti (sorseggiando un ottimo bianco “La Bollina”), poi filetto di tonno appena scottato con menta e cipolle caramellate…
Intanto, nella quiete di un giardino contornato di piante e di separé di rami fiammeggianti sapientemente disposti, si trascorre una cena che paradisiaca è dire poco.
Ma piano piano l’ascensore della serata digita i piani bassi del divertimento e del piacere dell’incontro. 
Il giardino “zen” dei piaceri culinari ha terminato il suo ruolo e si accendono le luci su ben altre tentazioni. A Watamu la sera si vive anche così, d’altronde come diceva il grande poeta Vinicius De Moraes “la vita è l’arte dell’incontro”. Un bicchiere, musica travolgente da ballare (quale migliore modo per smaltire le calorie rimediate nel vicino paradiso?) e qualche amico che ha scelto direttamente la “vida loca” o ha cenato in un altro buon locale o nel proprio resort e simili.
Il variegato popolo della notte si compone di belle ragazze indipendenti, della working class keniana che si mescola volentieri ma sa anche divertirsi come è giusto che sia in un ambiente che non esclude né privilegia nessuno.
E fatalmente ritroviamo anche il nostro angelo Mario, che ha indossato l’invisibile mantello rosso e ti suggerisce un gin tonic, un “americano” fatto in grazia di Dio (oopss, alla Belzebù volevamo dire…) e ordina al deejay di aprire le danze. La gente continua ad entrare, i bicchieri dei brindisi tintinnano, i sorrisi si incrociano ed il popolo della notte si diverte senza bisogno di eccessi. 
Se è vero che c’è un inferno notturno dentro il paradiso di Watamu…allora il vero peccato è non entrarci!
 

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