Libri sul Kenya

LIBRI SUL KENYA

Il Kenya nei viaggi del chirurgo D'Onofrio, come una danza indimenticabile

“Anatomia del viaggio” è il diario appassionato del medico che ha vissuto 7 anni a Nairobi e frequenta ancora la costa

02-02-2017 di Freddie del Curatolo

Il ritmo e le melodie del viaggio e l’impossibilità di volgere lo sguardo altrove, quando non è solo l’etica professionale a chiamarsi in aiuto al prossimo.
C’è tanto amore, tanta poesia e molta Africa, in “Anatomia del viaggio”, atipico “diario di bordo” del medico italiano Crescenzo D’Onofrio, tra affreschi di Natura, introspezione, liriche, evocazioni e la cruda realtà di miseria, sanità inesistente e guerre.
D’Onofrio ha girato il mondo per mezzo della sua professione, ma soprattutto collaborando con missioni ed NGO non solo nel continente nero. Ha poi vissuto e lavorato per sette anni come chirurgo plastico a Nairobi, creando nel 2006 la prima unità di chirurgia plastica e ricostruttiva al Karen Hospital ed insegnando all’Aga Khan University.
Tuttora frequenta assiduamente la costa keniana.
Tra tutti i terzi mondi possibili e vissuti ad abbracci e morsi dal medico-scrittore, l’Africa sub sahariana è quella che, tra le mille vicende umane ed esperienze di volontariato e solidarietà, regala l’emozione eterna della bellezza dei luoghi, che si erge sulle miserie umane.
Così si apre l’avventura africana di D’Onofrio.
“Africa! Finalmente l’Africa! Distese sconfinate, dipinte e scolpite dalla mano di Dio. Anacardi maestosi, piante di manioca, palme, papaie, e poi mangrovie, acacie, baobab, coltivazioni di cotone, si offrono allo sguardo in rapida successione, intervallate qua e là da bizzarre forme rocciose. Una natura predominante
e padrona, scalfita appena da capanne e villlaggi. La terra, di un caratteristico colore rosso, spicca con forza ed efficacia in mezzo alla vegetazione”.
E’ un viaggio tra l’arretratissimo Mozambico, il maestoso Kenya, il Senegal e una martoriata Sierra Leone (in cui il medico ha coordinato il progetto Unicef per la rimozione dei tatuaggi di guerra dei bambini soldato). Una danza tra scenografie ora incantevoli, ora tragiche, dove il Maasai Mara regala le sue distese infinite e richiama alla memoria le romantiche descrizioni di Karen Blixen, ma anche le lucide osservazioni di Alberto Moravia, per cui il Kenya si iniziava ad amare dall’alto, scendendo dalle sue nuvole.
Anche per il chirurgo romano, che si è appassionato anche all’antropologia seguendo le appassionate ricerche di David Leakey, il Kenya ha l’ancestrale calamita della culla dell’umanità e, nonostante il lavoro e la passione di essere d’aiuto agli indifesi lo abbia fatto rotolare come pietra in altri remoti angoli del globo, la sua vita danzante, appassionata e piena di sentimenti contrastanti, sempre lo riporta in Africa.
Perché, come enuncia lui stesso, il viaggio è la modalità più coraggiosa di prendere tra le braccia la propria vita e farla ballare a un ritmo dapprima sconosciuto, poi sempre più familiare e travolgente. Un ritmo di cui molti di noi non possono fare a meno.
“Il viaggio è un modo, un mezzo, per accedere al ritmo, attraverso lo spostamento
fisico. Il movimento ondulatorio del cammino attiva le cellule, le fa entrare
in risonanza con più ampi universi. Il ritmo è l’essenza del viaggio, la vibrazione che lo rende vivo, comunque appagante: è la porta d’accesso ad altre dimensioni. Ma le cause che spingono a cercarlo sono molteplici. L’irrequietezza, l’insoddisfazione, il desiderio di fuga,
sono solo alcuni possibili sintomi del male più grande che è genetico, è la condizione umana stessa, il bisogno, inscritto nelle cellule, nel DNA, di realizzare fino in fondo la Traccia biologica, la Ricerca, il Cammino”.
Parole di un vero indagatore dell’animo umano e del suolo terrestre.
“Anatomia del Viaggio” è scaricabile gratuitamente in lingua italiana da ITUNES IBOOKS.

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