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Grace, 40 chilometri a piedi a tredici anni per sperare in un futuro migliore

La storia di una studentessa keniana e della sua ammissione alla scuola superiore

13-01-2018 di Freddie del Curatolo

Quaranta chilometri a piedi, per una ragazzina di 13 anni, non sono pochi.
Arrivano stremati al traguardo gli atleti della maratona che è di soli due chilometri più faticosa.
Ma quelli sono atleti adulti, hanno muscoli allenati e scarpe da ginnastica, si alimentano in modo sano e regolare e bevono litri d’acqua al giorno ed energizzanti.
Grace Akinyi è solo una ragazzina che cammina e cammina, calzando infradito mezze rotte e senza aver consumato il pasto. 
Si è alzata alle 3 del mattino, per presentarsi in orario.
Cammina, per un obbiettivo.
Il suo sogno è diventare un giorno avvocato.
Grace ha voglia di continuare a studiare ed è partita dal suo villaggio natale, Nambale nella Contea di Busia, ed ha raggiunto la cittadina di Kakamega.
Qui sorge la Butere Girls High School, l’istituto che ha individuato per il suo futuro e che la accetterebbe per le scuole superiori, grazie alla sua ottima performance agli esami di scuola primaria. 
392 su 500, uno dei migliori di tutta la Contea.
Alla Butere è il giorno di apertura dell’anno scolastico. 
Decine e decine di ragazzi sono accompagnati dai loro genitori per cominciare la nuova avventura.
Lei è sola, stremata, i piedi rossi d’argilla sono tutt’uno con la gomma dei sandali. 
Papà Duncan è morto giovane, quando lei aveva sei mesi. 
Sua madre non ha un lavoro fisso e forse preferirebbe che Grace ne trovasse uno,  per aiutarla a sopravvivere.
Ma la ragazza è ostinata, crede in sé stessa.
Qualcuno le ha detto che in quella scuola prendono a cuore le situazioni gravi, quelle disperate, senza via d’uscita, come la sua.
In Kenya non solo le borse di studio statali non esistono, ma è già tanto se esiste lo studio. 
Ha provato ad accedere a fondi per la scuola di due enti bancari, ma c’era qualche raccomandato in lista che evidentemente aveva un diritto di precedenza.
La fortuna di Grace è che, nonostante i tempi siano duri per tutti, ci sono ancora docenti pronti ad autotassarsi e fare collette per gli studenti meritevoli.
Così la Vice Preside della Butere Girls School ha accettato Grace in classe e nel dormitorio, gli insegnanti le hanno donato libri e uniformi e adesso avranno qualche settimana di tempo per trovare i fondi necessari a pagare le rette scolastiche.
Il resto lo farà lei, con la sua volontà, l’energia e la fede nella speranza che ha mosso le sue gambe magre e alimenterà la sua passione per lo studio.
Quando però la Preside della scuola le ha detto che avrebbe avuto un giorno di permesso per comunicare alla madre che era stata ammessa a scuola, Grace l’ha fissata con un tenero sguardo di supplica: “posso farle semplicemente una telefonata?”. 


(la foto è di Leni Frau)


 

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